Storie Medievali Guerra Feudale
Il castello di Bouillon nelle Ardenne, punto di partenza del contingente crociato di Goffredo
Il castello di Bouillon nelle Ardenne (Belgio) — da qui partì il contingente crociato nell'agosto del 1096

Prima Crociata · Prosopografia · Guerra feudale

L'exercitus di Goffredo di Buglione
e la Prima Crociata (1096–1099)

Un caso studio esemplare della guerra medievale: quando Goffredo parte nel 1096, porta con sé vent'anni di alleanze, inimicizie, debiti d'onore e legami di sangue.

Giovanni Melappioni Storie Medievali Lettura: ~15 min

Nell'agosto del 1096, dalle Ardenne, un esercito si mette in marcia verso la Palestina. Segue i fiumi: costeggia il Reno, scende il Danubio, attraversa poi i Balcani. È l'inizio di quello che le cronache chiameranno il iter Hierosolymitanum, il cammino verso Gerusalemme.

Goffredo di Buglione, duca della Bassa Lotaringia, guida quell'esercito. La tradizione lo ha trasformato in un eroe da chanson de geste: il crociato ideale, il difensore del Santo Sepolcro, il campione della fede. Ma se si spoglia la storia dalla leggenda e si torna alle fonti — la monumentale Historia Hierosolymitana di Alberto di Aachen, i diplomi imperiali, le carte d'abbazia, le cronache minori — quello che emerge è un ritratto molto più interessante e molto più medievale. Un uomo che porta con sé tutto il peso della politica lotaringia, delle alleanze e delle inimicizie di vent'anni, dei debiti contratti e degli onori da restituire, una rete di uomini intricata e affascinante da analizzare.

I

Il nucleo: la casa del duca e i parenti

Cavalieri crociati in battaglia, illustrazione evocativa del contingente lorenese
Cavalieri crociati in marcia — illustrazione evocativa del contingente lorenese nella Prima Crociata

Il punto di partenza è il nucleo più stretto. Goffredo è accompagnato dal fratello minore Baldwin e dalla moglie di quest'ultimo, Godechilde, figlia del normanno Rodolfo di Tosny. Attorno a loro, gli ufficiali domestici: Ruthard il coppiere, Baldric il siniscalco, Stabelo il ciambellano. Sono gli uomini della domus, la casa ducale: gestiscono risorse, trasmettono ordini, rappresentano il signore nei contesti quotidiani e cerimoniali.

A questi si aggiungono i Bullonienses, i vassalli che tengono feudi nel territorio allodiale di Bouillon nelle Ardenne: Heribrand, castellano della fortezza, e un suo parente, Walter di Bouillon. Si segnalano anche un Folbertus de castello Bullon e un Philippus de Bulon attestati così precocemente in Palestina da dover essere stati certamente tra i crociati originari.

Attorno a questo nucleo stretto si dispone un secondo cerchio: signori delle terre circostanti, legati a Goffredo non da vassallaggio formale — perché la Bassa Lotaringia non era un principato territoriale nel senso classico, e i suoi conti e baroni non erano vassalli del duca — ma da qualcosa di più sottile e più tenace: la parentela, l'alleanza, la memoria condivisa delle guerre per l'eredità. Warner, conte di Grez, è esplicitamente descritto da Alberto di Aachen come consanguineo di Goffredo e Baldwin; vende un suo allodio nel 1095 proprio per raccogliere fondi da accompagnare ducem Godefridum a Gerusalemme. Cuno di Montaigu, conte episcopale di Huy, parte con i figli Gozelo e Lambert. Henry e Godfrey di Esch, figli di un certo Frithelo che le cronache monastiche descrivono come advocato e predone delle abbazie di Malmedy e Echternach, sono identificati esplicitamente come facenti parte della cerchia personale del duca. Baldwin II di Hainaut — geograficamente più distante ma legato da una lunga catena di rapporti feudali con la chiesa di Liegi, che faceva da intermediario tra lui e Goffredo — porta con sé almeno due vassalli propri, Gerardo di Avesnes e Giselbert di Couvin.

Il quadro si completa con un terzo cerchio, quello dei signori della Lotaringia superiore e delle aree adiacenti del regno di Francia: Luigi, conte di Mousson, figlio del duca Theoderic I di Bar (esonerato dal voto per malattia); Dudo di Cons-la-Grandville, nelle Ardenne, che parte con la moglie Hadwida; Pietro di Dampierre-le-Château e il fratello maggiore Rainald III, conte episcopale di Toul; infine Baldwin di Bourcq, futuro secondo re di Gerusalemme, il cui soprannome non deriva dal Bourg francese come spesso si legge ma da Bourcq nella valle dell'Aisne.

Riusciamo, dai testi, a identificare trentanove individui che erano quasi certamente con Goffredo al momento della partenza. Un numero notevole — ma, soprattutto, un gruppo strutturato da relazioni precise e verificabili.

II

La politica dentro la devozione: chi partì e chi no

Quando si studia il grande movimento che chiamiamo Crociate ci soffermiamo naturalmente su chi partì. Ma anche chi rimase aiuta ad allargare il quadro di quell'epoca di grande mutamento — e a capire quanto la guerra medievale fosse intrecciata con ogni aspetto della società.

Dall'exercitus di Goffredo mancano quasi tutti i suoi storici avversari: Alberto di Namur, Arnulf di Chiny, Enrico di Arlon e Limburgo, i tre eredi di Theoderic Flamens (Gerardo di Geldern, Enrico di Kriekenbeek, Gosuin di Heinsberg). Sono i signori che vent'anni prima avevano fatto coalizione contro Goffredo nella disputa per l'eredità lotaringia. È assente il conte di Lovanio, rivale tradizionale della dinastia ardennese. Mancano il conte d'Olanda e il conte del Lussemburgo.

La spiegazione migliore è elegante e storicamente plausibile. La diocesi di Liegi, sotto i vescovi Enrico di Verdun e poi Otberto, era una delle aree che offrivano il sostegno più consistente alla monarchia imperiale durante la Lotta per le Investiture. I vassalli di quella chiesa — i fideles sancti Lamberti — avevano quindi un motivo pratico per prendere la croce: papa Urbano aveva proclamato che i beni dei crociati sarebbero stati posti sotto protezione ecclesiastica fino al loro ritorno. Per chi dipendeva dalla potente chiesa di Liegi, quella protezione era reale e concreta.

I nemici tradizionali di quella chiesa, al contrario, erano anche i nemici di Goffredo. Molti di loro, nel 1095–96, erano impegnati in nuovi conflitti locali: il conte di Lovanio, per esempio, era in quel momento in guerra con Liegi per la contea di Brugeron. Non è che fossero indifferenti alla crociata. È che non potevano — o non volevano — lasciare le proprie posizioni in un momento di instabilità.

Il punto è cruciale: la crociata non sospendeva la politica locale, la rispecchiava. Il confine tra devozione sincera e calcolo razionale, nell'autunno del 1096, non era netto né per i partecipanti né per gli assenti.

III

La struttura del comando: non feudale ma parentale

La struttura operativa dell'exercitus — chi veniva incaricato delle ambascerie, chi comandava le avanguardie, chi gestiva i negoziati — non seguiva la logica feudale. Non erano gli ufficiali domestici di Goffredo a ricoprire le funzioni più delicate, probabilmente perché non avevano sufficiente rango sociale. Erano invece sempre gli stessi uomini del secondo cerchio: Warner di Grez, Pietro di Dampierre, Rainald di Toul, Godfrey di Esch, Cuno di Montaigu, Baldwin di Bourcq.

Questi uomini non erano vassalli del duca. Il vincolo che li univa era la parentela — spesso indiretta, ricostruibile attraverso le genealogie delle grandi casate ardennesi e lotaringie — e l'alleanza politica. La battaglia per l'eredità del 1076 aveva lasciato una mappa precisa di amici e nemici: chi aveva combattuto con Goffredo portava quel precedente come un sigillo di fiducia; chi si era schierato contro di lui portava il segno opposto, e la sua assenza dalla crociata era coerente con quella storia.

I due lotaringiani che ruppero la disciplina militare durante la marcia in Tracia — Baldwin di Hainaut e Henry di Esch, che si separarono dal grosso dell'esercito per raggiungere Costantinopoli — sono significativamente descritti da Alberto di Aachen non come traditori ma come uomini ambiziosi. Il che dice qualcosa sul tipo di autorità che Goffredo esercitava: un'autorità accettata, non imposta.

IV

La trasformazione: tre anni che cambiano tutto

Mappa dei percorsi della Prima Crociata attraverso Europa e Medio Oriente
I percorsi dei contingenti della Prima Crociata — in verde il cammino di Goffredo di Buglione da Bouillon a Gerusalemme

La composizione dell'exercitus non rimane statica; possiamo identificare tre momenti, o fasi, di questa trasformazione.

La prima va dalla partenza (agosto 1096) all'arrivo a Costantinopoli (dicembre 1096). L'esercito è quasi esclusivamente lotaringio nel carattere, anche se non rappresentativo dell'intera Lotaringia.

La seconda fase inizia con l'attraversamento dell'Asia Minore nella primavera del 1097. A Nicea vengono assorbiti i superstiti delle "spedizioni popolari" — i seguiti di Pietro l'Eremita, Walter Senza Avere, Emicho — sconfitti dai Turchi l'ottobre precedente. Questi uomini sono in condizioni miserabili: privi di guida, di cavalli, di armi, di denaro. La loro incorporazione nei contingenti crociati è la prima trasformazione significativa.

Poi vengono i mesi dell'assedio di Antiochia (ottobre 1097 – giugno 1098), e la grande crisi logistica. Nella marcia attraverso l'Anatolia muoiono di sete i cavalli da guerra — una perdita devastante per i cavalieri, la cui efficienza militare e il cui status sociale erano inseparabili dalla cavalcatura. Hartmann di Dillingen, che Alberto di Aachen descrive come dives et nobilissimus et unus de praepotentibus in terra Alemanniae, si trova a combattere con una spada turca e a cavalcare un asino; Goffredo gli garantisce una razione quotidiana di pane e carne o pesce. Henry di Esch, che aveva lasciato l'esercito in Tracia per accaparrarsi i doni imperiali, è ridotto ad accettare la carità del duca. Negli accampamenti sotto le mura di Antiochia i prezzi dei viveri diventano proibitivi; sempre più cavalieri sono impoveriti e hanno solo la propria spada da offrire in cambio di protezione e sostentamento.

È in questo contesto che Goffredo assume il ruolo di nodo finanziario dell'esercito. Ha venduto e ipotecato tutto prima di partire — gli allodi di Baisy e Genappe ceduti all'abbazia di Nivelles, le corti intorno a Maastricht, i diritti nella contea di Verdun, gli allodi di Stenay e Mouzay venduti al vescovo di Verdun per una somma imprecisata; infine, l'ipoteca sulla fortezza stessa di Bouillon per almeno 1300 marchi d'argento, denaro racimolato dal vescovo Otberto spogliando chiese e abbazie della diocesi. Prima di partire ha anche estorto protezione alle comunità ebraiche del Reno medio — 500 zekukim d'argento da Colonia e altrettanti da Magonza, tra i 1000 e i 1500 marchi complessivi. Due suoi deniers coniati tra il novembre 1095 e l'agosto 1096, probabilmente in una delle zecche di Liegi, sono stati ritrovati in ripostigli in Russia: portano l'iscrizione GODEFRIDUS IEROSOLIMITANUS, nel senso di peregrinus.

«Erant enim summa necessitate gravati, et longa expeditione rebus exhausti necessariis. Affluebant et accrescebant singulis diebus in numero et virtute, dum fere tota civitas a Gallis obsessa, et eorum hospitalitate occupata est. Baldewinus singulis, de die in diem, in bisantiis auri, in talentis et vasis argenteis dona plurima conferebat.»— Alberto di Aachen, Historia Hierosolymitana

A questi fondi si aggiunge, durante la crociata, il sostegno del fratello Baldwin. Diventato conte di Edessa nel marzo 1098, manda ai crociati bloccati ad Antiochia plurima talenta auri et argenti — e ai due fratelli Goffredo ed Eustachio 50.000 bisanti in più, oltre a grandi quantità di grano, orzo, vino e olio. Questo trasferimento massiccio di risorse diede ai due fratelli un vantaggio significativo rispetto agli altri capi.

I cavalieri che si rivolgono a Goffredo non sono più alleati o parenti: sono uomini che ricevono cibo, denaro, equipaggiamento. Il rapporto cambia. Non più alleanza — dipendenza.

Il meccanismo che si innesca è quello della dipendenza personale. Alcune dipendenze si creano anche per scomparsa dell'intermediario: Gerardo di Avesnes e Giselbert di Couvin, originariamente vassalli di Baldwin di Hainaut, finiscono nel servizio di Goffredo e Baldwin dopo che il loro signore scompare in Asia Minore durante un'ambasciata ad Alessio Comneno. I due Fulcherio di Chartres — il futuro signore di Saruj e il cronista — erano nel contingente del conte Stefano di Blois; quando Stefano diserta ad Antiochia rimangono senza guida e gravitano verso i fratelli di Boulogne.

La terza fase inizia con l'ingresso in Palestina nella primavera del 1099. La conquista di Gerusalemme (15 luglio 1099) apre la fase della distribuzione del bottino e dei feudi. Goffredo muore nel luglio 1100. A quella data, quasi nessuno del nucleo lorenese originale è ancora in Terrasanta: sono morti — Gozelo di Montaigu, Henry di Esch, Folbert di Bouillon, Baldwin di Hainaut, Luigi di Toul, Adalbero di Metz — oppure hanno compiuto il voto di pellegrinaggio e sono tornati in Europa: Pietro di Dampierre, Rainald di Toul, Dudo di Cons, Cuno e Lambert di Montaigu, Luigi di Mousson. La sola eccezione significativa è Warner di Grez, che assume la guida della domus Godefridi alla morte del duca, ma muore a sua volta poco dopo.

Al loro posto, nella nobiltà del regno nascente: fiamminghi, piccardi, artesiani, normanni del Sud Italia, francesi. Uomini che erano arrivati con altri contingenti e avevano gravitato verso Goffredo e poi verso Baldwin I durante i tre anni di marcia.

V

Conclusione: la rete che si trasforma

L'assalto a Gerusalemme nel luglio 1099
L'assalto finale a Gerusalemme, luglio 1099 — al termine della marcia, l'esercito era già qualcosa di completamente diverso da quello partito dall'Ardenna

Il contributo più duraturo di uno studio come questo non è forse la ricostruzione prosopografica in sé — per quanto preziosa — ma il modello interpretativo che propone. Un esercito medievale non è un'istituzione stabile: è una rete di rapporti in continua ridefinizione, sensibile alle morti, alle fortune, alle defezioni, agli arricchimenti improvvisi. La parentela e l'alleanza politica ne determinano la composizione iniziale. La logistica, la geografia, la sopravvivenza fisica ne ridisegnano i contorni lungo la strada.

Goffredo di Buglione parte dall'Ardenna con un esercito plasmato da vent'anni di politica lotaringia. Arriva a Gerusalemme tre anni dopo con qualcosa di molto diverso. E la nobiltà che governa il regno che nasce non è la proiezione di una società feudale trasportata in Oriente: è il prodotto imprevedibile di un cammino che ha mescolato, impoverito, ucciso, arricchito, legato e separato uomini che erano partiti come estranei e che erano diventati, nel tempo, qualcosa di nuovo.

Un esercito medievale era sempre una mappa di rapporti umani. Perché la guerra, nel Medioevo, riguardava tutti gli aspetti della società.

Fonti e bibliografia

Alan V. Murray, «The army of Godfrey of Bouillon, 1096–1099: Structure and dynamics of a contingent on the First Crusade», Revue belge de philologie et d'histoire, 70/2 (1992), pp. 301–329.

Christopher Tyerman, Le guerre di Dio. Una nuova storia delle crociate, Einaudi, 2017.

Fonti medievali